Ultratrail, il rapporto con la natura attraverso lo sport.

Riccardo De Gaetano. Una chiacchierata per spiegare cosa è il trail attraverso l’esperienza di chi ormai da anni partecipa alle corse nazionali e internazionali.

Quando non si conosce uno sport il modo migliore per capirlo a fondo è farselo raccontare da chi lo vive. Quando ho incontrato Riccardo, come qualcuno forse ha già letto nel mio articolo sul trail e l’ultratrail, non sapevo neanche dell’esistenza di queste attività. Conoscevo la corsa in montagna, ma non avevo bene in mente cosa volesse dire invece correre per 40, 60 o 90 chilometri immersi nella natura (non che ora ci abbia provato sia chiaro). Ho ascoltato diversi suoi racconti rimanendone affascinata, da qui il pensiero di fargli delle domande specifiche e condividere con voi le sue parole, affinché possiate scoprire questo mondo più da vicino.

Ciò che mi è rimasto impresso è l’idea che la fatica di uno sport sia per certi tratti la sua stessa essenza.

Buona lettura.

Cosa significa correre in montagna?

“Correre in montagna per me significa abbandonare tutto ciò che è superfluo ed entrare in uno stato di connessione con l’ambiente che mi circonda. Meno attrezzatura porto con me, più sono esposto e vulnerabile agli agenti esterni e maggiore è la sensazione di appartenenza al mondo naturale. Il mio modo di conoscere questi luoghi selvaggi è caratterizzato non tanto dalle informazioni che i miei cinque sensi mi trasmettono ma dalle emozioni e dagli stati psicofisici che attraverso durante l’attività: la forma di un colle, il panorama da una vetta o il profumo inebriante del mugo al lato del sentiero si mescolano al ritmo del mio respiro, alla fatica nelle gambe, alla gioia della velocità, alla concentrazione sulle rocce fomando un ricordo poco nitido nelle immagini ma con una carica emotiva esplosiva.”

Quale passione è nata prima dentro di te? Quella per la natura o quella per la corsa?

“Fin da bambino ho sentito l’esigenza di restare il più possibile all’aria aperta, fortunatamente la mia famiglia aveva una casa di villeggiatura in montagna, ai piedi della Grigna Settentrionale. Ho passato tanto di quel tempo a giocare nei boschi e sui sentieri che li ritengo il mio ambiente naturale. La corsa, intesa come attività sportiva, è arrivata più tardi.”

In quale momento hai realizzato che avresti potuto diventare una di quelle persone che corre su e giù per le montagne, accanto ai crepacci e strapiombi?

“Ho scoperto dell’esistenza delle gare di lunga distanza sui sentieri [Ultra Trail] qualche anno fa e ne sono rimasto subito affascinato. Ero da tempo alla ricerca di una sfida impegnativa alla quale sottopormi senza dover necessariamente imparare un gesto atletico nuovo o apprendere particolari tecniche, in questo caso si trattava solo di muoversi in un ambiente a me congeniale il più velocemente possibile, il più a lungo possibile, esattamente ciò che cercavo!”

Per chi non lo sa: quanto può essere lunga una gara di corsa in montagna, un trail, un ultratrail?

“Con l’espressione: “corsa in montagna”, si intende una particolare disciplina FIDAL che prevede corse relativamente brevi e veloci su percorsi con salite e discese ma senza grosse difficoltà tecniche. Oltre a queste gare esiste il Km Verticale, gara di sola salita, che prevede un’ascesa di 1000m di dislivello su uno sviluppo chilometrico attorno ai 3km. Le skyrace invece sono corse generalmente più lunghe che prevedono la salita di una cima e la successiva discesa su terreni più tecnici e impervi su una distanza di circa 20km. Le gare che prediligo e su cui sono più preparato atleticamente sono invece gli Ultra Trail, corse che superano la lunghezza della maratona [>42km] con dislivelli considerevoli ma più corribili e meno tecniche. La mia distanza ideale si aggira attorno agli 80km ma ho corso anche gare fino a 170km.”

Quanto contano in percentuale la mente e le gambe in questo tipo di attività?

“Negli Ultra Trail è la mente che comanda. Ovviamente la preparazione fisica consente di rendere il compito del nostro fisico più agevole e performante. Durante le lunghe ore trascorse fra le montagne può succedere di tutto, oltre allo stress della competizione subentrano pensieri relativi alla nostra condizione psicofisica: la fame, il sonno, il freddo, la stanchezza sono tutti elementi che incidono sulla nostra motivazione e che vanno gestiti da una mente forte e temprata.”

Raccontaci la tua volta più bella..

“Ho tanti ricordi meravigliosi di tante belle gare, ho visitato posti fantastici in giro per il mondo e ognuno di loro ha lasciato il segno nella mia memoria. Difficilmente ricordo una gara per il risultato conseguito, mi resta sempre addosso l’emozione provata in un momento particolare di corsa legato a un paesaggio, un profumo o un incontro con qualche amico sul percorso. Durante l’Ultra Trail del Monte Bianco 2015 [UTMB – 170km; 10000D+] ero seguito da un gruppo di amici che, in automobile, mi attendeva ad ogni checkpoint per farmi il tifo. Saperli in mia attesa anche in orari improponibili della notte, in posti sconosciuti e in condizioni meteorologiche imprevedibili mi ha riempito il cuore di entusiasmo e mi ha regalato un ricordo indelebile a cui sono molto affezionato.”

Una gara che avresti voluto gestire in maniera diversa?

“Nessuna gara della mia carriera è stata gestita in modo impeccabile, posso sempre trovare degli errori o delle imperfezioni nella mia condotta. Col senno di poi è molto facile giudicare però. Sono felice di poter imparare dai miei errori e riuscire a migliorare ogni volta, l’esperienza in questa disciplina conta più di qualsiasi studio preliminare e la capacità di adattarsi agli imprevisti è una dote irrinunciabile.”

In che modo questa passione ha cambiato la tua quotidianità?

“Sono sempre stato una di quelle persone che non sa stare ferma quindi, dopo il lavoro, ho sempre dovuto trovare qualcosa a cui dedicarmi con impegno e ambizione. Da qualche anno a questa parte corro circa 2 ore al giorno e faccio una mezzoretta di palestra dopo cena durante la settimana. Nel week end cerco di passare più tempo che posso fra le “mie” montagne. In passato dedicavo questo tempo ad altre attività: scrittura, musica, sport alternativi.”

Consigli questo sport a chi è già appassionato di corsa o di ambienti naturali?

“Consiglio questo sport a chiunque, ognuno può trarre gioia dal muoversi all’aria aperta. Ci tengo a dire che, sebbene partecipi a delle gare e io abbia uno spirito particolarmente competitivo, non ho mai inteso questa attività come una competizione. Trascorrere del tempo in ambiente non è parte del mio allenamento ma un’esigenza vitale, qualcosa che mi dà gioia e mi appaga. Spero che questo tipo di approccio sia condiviso anche dai neofiti che vogliono esplorare questa disciplina più da vicino, con queste premesse e un occhio anche alla sicurezza [attrezzatura, prudenza, consapevolezza] ogni cosa verrà in modo del tutto naturale.”

Da una semplice passione è diventato anche un lavoro..

“Ho avuto la fortuna di incontrare il direttore della rivista con la quale collaboro: Runner’s World, in modo del tutto casuale. Gli ho inoltrato degli articoli che avevo scritto per un giornale locale e lui mi ha proposto di provare a raccontare una gara di trail alla quale avevo partecipato. Da li è nata una fruttuosa collaborazione che dura ancora oggi e che mi ha dato molte soddisfazioni in ambito giornalistico e sportivo.”

I tuoi prossimi obiettivi…?

“Ho diverse cose in mente ma non le dirò per scaramanzia. Parteciperò sicuramente a qualche competizione durante la stagione invernale giusto per mantenermi attivo anche su questo fronte ma vorrei dedicarmi più a dei progetti personali esplorando nuovi territori e concatenando alcune vette in un’unica uscita in totale autonomia. Oltre a ciò che riguarda prettamente la corsa ho intenzione di esplorare la montagna anche in altri modi: sci, arrampicata, bicicletta…”

Se dovessi scegliere tre parole per descrivere questa attività quali sceglieresti e perché?

“Questa è la domanda più difficile dell’ intervista quindi la eviterò abilmente usando un po’ di ironia.
Tre parole per questa attività: Lunga-Faticosa-Impegnativa”